Mese: Giugno 2021

Fumetti

Fino all’estremo

Mattinata bolognese “quasi” piacevole che ho passato a vedere la mostra di Palazzo Albergati in Saragozza, dedicata ad Andrea Pazienza, “Fino all’estremo” come da titolo.

“Quasi” perché intanto l’età avanza e la fauna presente non era incoraggiante. Se togliamo gli immancabili fidanzatini sempre in cerca di qualcosa da fare insieme, con uno dei due accondiscendente perché innamorato, ma disinteressato, o almeno finto interessato in nome dell’amore eterno (mia moglie avendo passato abbondantemente il periodo si è tuffata nelle vetrine del centro), io ero il più giovane. Il mio cuore di sbarbo voleva rivedere le tavole della rockstar del fumetto italiano, se non altro perché la disponibilità dell’Iphone gli ha permesso di fotografare un po’ tutto.

“Quasi” perché le tavole esposte, essendo incentrate sui personaggi da “graphic novel”, Zanardi, Penthotal e Pompeo, non rappresentano che una parte della sconfinata produzione di Pazienza, essendo esclusa la quasi totalità della produzione satirica. Una mostra un po’ raffazzonata o forse mancante di opere che non sono della disponibilità dei curatori, la brochure parla di “persone a lui vicine come il fratello, la sorella, la moglie e altri“. Sarebbe interessante sapere quali sono gli “altri” e soprattutto quali sono gli “altri” che mancano !

“Quasi” perché era prepoderante il bianco e nero rispetto al colore e la mitica vignetta dello “speriamo bene” di Pertini che guarda la penisola dall’alto è un “disegnino” neanche di formato A4, la stessa delusione che ho provato a vedere la Gioconda al Louvre.

“Quasi” perché non c’era un catalogo, solo una raccolta di stampe alla modica cifra di trentacinque euri, e adesso non te lo scontano più il biglietto come succedeva una volta, anche se non ho potuto rinunciare a un po’ di cianfrusaglie vendute in un fornitissimo bookshop !

Cosa mi è piaciuto ? Rivedere i capolavori di Andrea Pazienza, perché la pazienza ha un limite Pazienza no !

Andrea Pazienza FINO ALL’ESTREMO, Bologna, Palazzo Albergati, dal 7 maggio al 26 settembre 2021, ingresso €12.

 

Cinema

Impegni

Periferia di Dublino primi anni ’90. Dignitosa povertà di un paese che sta per fare un balzo in avanti.

Un gruppo di ragazzi forma una band con una parola d’ordine “I’m black and I’m proud”.

Un frontman che sembra Zucchero Fornaciari come mimica e movenze, tre “gnocche” in tubino nero e, orrore, collant color carne, l’immancabile Volks Transporter Type 2, ma cassonato e non furgonato.

 

 

Il nome ? The Commitments, “Gli impegni” come da titolo.

Il regista ? Alan Parker lo stesso di “Saranno Famosi”.

Guardatelo, ammirate le gambe di Imelda Quirke ascoltando l’ugola di Deco Cuffe, è su Prime Video e pensate a quanto tempo avete perso dietro a Leroy Johnson, Coco Hernandez e Bruno Martelli.

The Commitments, di Alan Parker su Amazon prime Video

 

Poesia

The Bloody sire

It is not bad. Let them play.
Let the guns bark and the bombing-plane
Speak his prodigious blasphemies.
It is not bad, it is high time,
Stark violence is still the sire of all the world’s values.

What but the wolf’s tooth whittled so fine
The fleet limbs of the antelope?
What but fear winged the birds, and hunger
Jewelled with such eyes the great goshawk’s head?
Violence has been the sire of all the world’s values.

Who would remember Helen’s face
Lacking the terrible halo of spears?
Who formed Christ but Herod and Caesar,
The cruel and bloody victories of Caesar?
Violence, the bloody sire of all the world’s values.

Never weep, let them play,
Old violence is not too old to beget new values.


Non è un male. Lascia che giochino.
Lascia che i cannoni abbaino e i bombardieri
Pronuncino le loro prodigiose bestemmie.
Non è male, è giunto il momento,
La violenza assoluta è ancora la madre di tutti i valori del mondo.

Cosa se non il dente del lupo ha scolpito così bene
Gli arti veloci dell’antilope ?
Cosa se non la paura mise le ali agli uccelli, e la fame
Ha ingioiellato con tali occhi la testa del grande astore ?
La violenza è stata la madre di tutti i valori del mondo.

Chi ricorderebbe la faccia di Elena
Senza la terribile aureola di lance ?
Chi formò Cristo se non Erode e Cesare,
Le vittorie crudeli e sanguinose di Cesare ?
La violenza, maledetta madre di tutti i valori del mondo.

Non piangere, lascia che giochino,
La vecchia violenza non è troppo vecchia per generare nuovi valori.

‘The bloody sire’, Robinson Jeffers,  Poetry settembre 1940

Fiction

What if

“Cosa succede se ….” in italiano una sola parola : ucronia.

Lo ammetto, il genere mi intriga, e con “For All Mankind” su AppleTV+ il cui abbonamento mi è stato offerto dalla mela dopo l’acquisto di un loro prodotto l’espressione corretta  è : “what if the Soviets had arrived first on the moon ?”.

Bella serie, (due stagioni la terza sembra in arrivo), né utopica, né distopica, belli i protagonisti, belle scene un po’ “Spazio 1999” un po’ “Conto alla rovescia” (capolavoro di Sua Maestà Robert Altman), trama non troppo allungata, come spesso succede alle serie tv con episodi di oltre un’ora e nessuno scadimento tra la prima e la seconda stagione come spesso succede in serie tanto spettacolari subito quanto scontate mano a mano che gli anni passano.

“What if …” non riguarda solo la conquista della luna da parte dei Sovietici che costringe NASA e Pentagono ad alzare il livello di scontro nello spazio, ma anche un John Lennon sopravvissuto all’attentato diventato leader pacifista, e altre cosine che sono andate diverse rispetto alla storia.

Riguardo al cast, nel mix politicamente corretto di generali neri, quote rosa perfettamente rispettate con donne di varia etnia, estrazione sociale e gusti sessuali, a livelli professionali già alti fin dagli anni ’60 (ecco la vera ucronia utopica), russi monolitici, tristi e pronti a disertare, spicca la figura dello Zeb Macahan dell’era spaziale Ed Baldwin, (tal Joel Kinnaman che più WASP non si può, orribilmente doppiato da tal Simone D’Andrea), perché come ci insegnano gli americani, popolo senza storia per eccellenza, che però sta facendo la storia, la loro epica si riduce al vecchio west, anche le conquiste spaziali.

For All Mankind, due stagioni disponibili su Apple TV+

Cinema

Shiva baby

Quasi una sitcom “allungata” questa commedia giudaicoellegibiti dal ritmo incalzante che a guardare la pagina inglese di wikipedia con un budget di 225.000$ ha raccolto una ventina di nomination e premi in altrettanti festival “minori” in tutto il Nord America. Ne è stato dato grande risalto sulla stampa nostrana, molto sensibile a queste tematiche e coi critici cinematografici quasi disoccupati. Se avete un abbonamento a Mubi correte a guardarlo. E’ in lingua originale sottotitolato come a suo tempo fu per Parasite, magari quando dopo l’Oscar uscirà doppiato e tutti correranno a guardarlo potrete vantarvene.

Shiva baby di Emma Seligman con Rachel Sennot, Mubi

Fiction

Daria

Quel crocifisso è orribile, ma mi sembra di aver capito che c’avete la fissa qui.

A me i crocifissi fanno veramente schifo, perché sono tristi, come questo posto, come voi.

Quindi mi sa che non andremo tanto d’accordo.

In bocca al lupo a tutti.

Lo dice, presentandosi ai nuovi compagni di classe, Daria Raina adolescente irrequieta in fuga da Milano all’Alto Adige, interpretata da Margherita Morchio, nella serie “Curon” trasmessa da Netflix.

Il successivo “Montanari del cazzo“, mi ha fatto innamorare senza ulteriori indugi del personaggio. Ed ero a metà del primo episodio.

Letteratura

Batterie e accumulatori Aadam & Eeva Srl

Ci sarebbe bisogno, di un altro Arto Paasilinna, coi suoi strampalati personaggi e le sue situazioni comico/grottesche, uno che ti fa sembrare brillanti i finlandesi, che è tutto un dire.

Intanto accontentiamoci di vedere tradotti e stampati fino ad esaurimento i suoi libri, dalla solita Iperborea, in questo Aadam ed Eeva, una “quasi” ucronia/utopica uscita in Finlandia nel 1993, il cui argomento, allora agli albori sta diventando attualissimo. E c’è anche un po’ di “itaglia”, quella per cui eravamo famosi già nel 1993.

 Aadam ed Eeva, Arto Paasilinna, Iperborea €17

Letteratura

Il vero Larsson

L’ultima fatica di Bjorn Larsson è l’autobiografia “Nel nome del figlio”, pubblicata come il resto delle sue opera da Iperborea. Sul sito di Raicultura, trovate l’autore che ne parla brevemente.

Identità, memoria, famiglia, cromosomi, scrittura, rapporto con la scrittura e con gli altri scrittori, autoreferenzialismo in terza persona, marchette sparse …..

C’era veramente bisogno di un libro come questo, dopo il “Cerchio celtico” e il “Long John Silver” ?

Nel nome del figlio, Bjorn Larsson, Iperborea €16,50