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Con una copertina che ricorda idealmente lo Snowpiercer, dove un borazzo se ne sta stravaccato su un lettino a prua di una nave mentre una moltitudine di sfigati se ne stanno ammassati dietro, un po’ come i migranti dal barcone, ma potrebbero essere anche i poveracci sul Titanic, che viene spesso citato, “La grande rimozione” di Roberto Grossi è il “Bignami” a fumetti del cambiamento climatico che stiamo osservando e subendo.

Questo graphic novel (*) è un mix tra divulgazione, narrazione ed esperienze personali (**), analizzando cause, effetti, implicazioni sociali, politiche del problema. O della catastrofe imminente se volete.

E qua lo scrivo : “non ci voleva mica Ainstaign” a mandare in fumetteria un prodotto di questo tipo, chiaro, documentato, ben disegnato, colorato, con un formato adatto alla storia rappresentata. Per una volta ho speso bene i miei venti dollari. Roberto Grossi a differenza dei suoi precedenti lavori sembra avere “imparato a disegnare”, cosa non scontata per tanti suoi colleghi e come scritto sopra la storia è attuale, precisa, ben fruibile.

Un piccolo neo è rappresentato dall’onnipresente citazione di Mark Fisher, “E’ più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo”, ormai un po’ troppo abusata.

La bibliografia in appendice dimostra che anche i fumettari sanno fare i compiti a casa.

La grande rimozione di Roberto Grossi, Coconino Press €20

(*) E’ la prima volta in assoluto che uso questo termine.

(**) Capisco il lutto mai elaborato per la mamma, capisco la consapevolezza di non lasciare ai figli gli stessi ghiacciai della sua infanzia, ma il buon Grossi negli anni ’70 era uno di quelli che poteva farsi le vacanze a Courmayeur. C’è chi andava a alla pensione Boheme di Miramare ed era già grasso che colava. Pensiamo a chi era nato nello Zaire o in Bangladesh. Paradossalmente il problema all’origine della grande rimozione è proprio questo. Voi piccoli, vecchi, stronzi, bianchi e occidentali avete goduto fino ad adesso e state ancora godendo dalla vostra merdosa età dell’oro. Perché adesso noi che siamo appena usciti dalla povertà e dal sottosviluppo, grazie alla globalizzazione, dovremmo tendere all’utopia di un socialismo reale per condividere con voi risorse che vanno esaurendosi ? Con tutto il dovuto rispetto preferiremmo godere per un po’ degli agi di cui voi avete goduto e di cui state godendo, tanto il famoso uno percento più ricco continuerà ad esserci e voi cari piccoli, vecchi, stronzi, bianchi e occidentali quando succederà la catastrofe potete beatamente crepare di stenti insieme a noi. E se posso permettermi pensiero “severo ma giusto”, tanto a detta di Grossi siamo già condannati.