La pietra del suicidio

La pace è l’erede del desiderio morto,
Che l’abbondanza abbia ucciso il cormorano
In un’ora felice, o nel sonno o nella morte
Lo abbia annegato in acque sognanti,
La pace è la cenere di quel fuoco,
L’erede di quel re, la locanda di quel viaggio.

Quest’ultimo, il migliore e l’obiettivo: noi morti
Tienilo stretto così forte da invidiarci
E la paura sotto le palpebre infossate disprezzo.
Gli auguri per il giorno della morte sono i più dolci.
Lasciate che le trombe ruggiscano quando un uomo muore
E che i razzi volino in alto, ha trovato la sua fortuna.

Eppure affamato a lungo e pietosamente
Da quella parte, non riuscirai a raggiungere un dito
Per coglierlo acerbo e prima del buio
Strisciare per nascondersi: la vita ha spezzato dieci fruste
Sulle mie spalle, ha spezzato la fede, ha rubato la speranza,
Prima che io rinnegassi il patto del coraggio.

Robinson Jeffers da Tamar

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