I saggi, nei loro momenti bui

I saggi, nei loro momenti bui, hanno invidiato
Le piccole persone che si divertono come cavallette
Nei punti di luce del sole, quasi senza pensare
Al passato, ma mai al futuro, e se in qualche modo
Riescono ad afferrare il futuro, lo fanno
Mezzi addormentati, con gli strumenti della generazione
Riduplicando scioccamente
Follia in periodi di trent’anni; mangiano e ridono anche,
Si lamentano per le fatiche, le guerre e gli addii,
Danzano, parlano, si vestono e si spogliano; i saggi hanno finto
Che gli insetti estivi siano invidiabili;
Bisogna assecondare i saggi nei momenti di scherno.
La forza e il desiderio possiedono il futuro,
La stirpe della cavalletta stride: “Che importa del futuro,
saremo morti?” Ah, cavallette,
La morte è una feroce allodola: ma morire avendo creato
Qualcosa di più uguale ai secoli
Che muscoli e ossa, significa soprattutto liberarsi della debolezza.

Le montagne sono pietra morta, la gente
Ammira o odia la loro maestosità, la loro insolente quiete,
Le montagne non sono né addolcite né turbate
E i pensieri di pochi uomini morti hanno lo stesso temperamento.

Robinson Jeffers da Tamar

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