Bimbo degli anni ’70, cresciuto con una televisione a due canali, la tv dei ragazzi, il giovedì sera Supergulp e poco altro, folgorato dallo tsunami dei robottoni giapponesi nei palinsesti delle prime tv private, o libere come si chiamavano allora.
Immaginatevi in questi tempi di retrotopia digitale il mio sconcerto quando riguardando le puntate di Gundam sento il nome “Amuro”. “Chi #@€@#zzo è Amuro ?”. Amuro Rai non è altro che Peter Rei, come Char Aznable è il Maggiore Scia e via dicendo. Rifacendo il doppiaggio di quegli episodi si sono persi la maggior parte dei nomi dei protagonisti sostituiti con quelli originali.
Di Goldrake, le cui puntate apparvero nel preserale di Rai2 la primavera del 1978, sapevamo che il titolo, Atlas Ufo Robot, non aveva senso, e alcuni anni dopo apprendemmo che il vero nome del mecha ideato dal sommo Go Nagai era Grendizer, ma da noi sarà sempre Goldrake.
E Goldrake lo pilotava Actarus non Duke Fleed.
Per arrivare a questo sequel francese a fumetti, il Goldorak di Dorison e Bajram che oltralpe circola già da qualche anno, la cui edizione italiana è uscita la settimana scorsa.
Bel lavoro, francese fino al midollo, ma fedele allo spirito delle storie e dei personaggi. Colà ci tengono all’identità nazionale avendo speso secoli della loro storia a costruirne una, e a dimostrare di saper fare le cose meglio dei loro creatori originali. Vale un po’ per tutti i generi letterari, e il manga giapponese non fa eccezione.
Merita l’investimento anche se ci ho messo un po’ a capire che Duke Fleed era Actarus.
Goldrake di Xavier Dorison, Denis Bajram, Brice Cossu, Alexis Sentenac, Edizioni BD, €22,90