Io devo smetterla di spendere soldi inutilmente. Venti euro per la solita cazzata della grande industria al sud e di una gioventù che deve scegliere tra l’emigrare, la ricerca spasmodica del posto fisso nell’ecomostro, la voglia di riscatto dei genitori con l’alone della mafia solo accennato perché probabilmente gli autori non ne sanno mezza.
I problemi del meridione è dalle elementari che me li sbattono in faccia e non mi importava nulla allora figuriamoci adesso a cinquantasei anni. Dei siciliani ancora meno, mi sono sempre chiesto perché sono così speciali ovvero in alternativa perché si credono di esserlo.
Un disegno un po’ manga che ricorda anche Vanna Vinci, la metafora stantia dei della patologia mortale. Ma basta, chiamateli tumori, cancri, carcinomi, enfisemi. Colei che divenne mia moglie da giovane fidanzatina chiamava “fiorellini” le bovazze delle vacche che incontravamo lungo il sentiero durante le escursioni in montagna. E niente che succeda a Siracusa che non sia già successo a Taranto, nella Terra dei fuochi ovvero in alternativa in quella “tumor valley” che corrisponde alla parte più industrializzata della Valle del Po.
E infine, il solito richiamo al Gattopardo che non guasta mai come nella sesta pagina del decimo capitolo quando il padre di Vasco De Gama afferma : “Perché vogliamo che tutto rimanga uguale ? Per i nostri figli ? Perché anche loro vivano tutto questo ?” Giusto perché in copertina c’è la frase “In una Sicilia alternativa, ma molto simile a quella dei giorni nostri …..“
Ma basta. Fatevi un’altra pizza.
Fiori di filo spinato di Giuseppe Montagna e Chiara Lo Sauro, Edizioni BD €20