Targa della Citroën DS Pallas sulla quale Pietro Rinaldi (Diego Abbatantuono) e il nipote Mattia interpretano questo road movie salentino, visto che nei titoli di coda si ringraziano istituzioni che vanno da Nardò a Polignano a Mare passando per Lecce e Torre Canne. Accenni di pornografia del dolore, redenzione, formazione ed educazione sentimentale, caratterizzano questo filmetto che se non fosse per l’interpretazione di un grande Abbatantuono, calatosi nella parte del “vecchio stronzo” potremmo annoverare tra le tante cazzate del cinema nostrano.
Pietro Rinaldi è brutto, vecchio, trasandato, ingrassato, indifferente, depresso e da bravo scrittore pronuncia battute memorabili. Sono tanti gli attori che in tarda età sfoderano interpretazioni bellissime penso ad Andrea Roncato ne “La California” o anche al Belzèbuth interpretato da Fabrice Luchini ne “L’impero” di Bruno Dumont premiato a Berlino.
Il resto è poca roba, una Puglia di strade secondarie percorse dallo “squalo” dei protagonisti, e chi ha fatto solo dieci giorni di vacanza in Salento fatica ad avventurarsi nella “viabilità complementare”, nelle cui campagne è evidente la presenza di caporalato e sfruttamento, dove la xilella ha decimato gli ulivi e dove non tutte le masserie sono resort a cinque stelle, per non parlare delle puttane presenti nei punti in cui queste vie secondarie affiancano le statali. A recitare un paio di ragazzetti di belle speranze e alcuni attori che già sono comprimari nelle fiction RAI, conditi da una regia che andrebbe bene per Lolita Lobosco o il Maresciallo Rocca, il cinema a mio avviso è un’altra cosa.
La trama ? Attendo di leggere il libro da cui è tratto. La mia impressione è un minestrone concentrato in un’ora e mezza dove ogni parte andrebbe sviluppata meglio, essendo un road movie e pertanto con una sequenza temporale lineare. Dall’avvento dello streaming il problema è il contrario, tantissime serie per le quali basterebbero un paio di episodi vengono dilatate a sei/otto, qui invece c’è tanta carne al fuoco da farci tre/quattro puntate.
A proposito di road movie, con la presenza della DS, il cinema italiano viene risarcito della grande ingiustizia compiuta nel lontano 1990 quando in “Turné”, Fabrizio Bentivoglio e lo stesso Abbatantuono attraversano la penisola con una Mercedes W110 200d. Orrore !